domenica 31 gennaio 2010

I TANTI PLUTARCO DI CASA NOSTRA

“Sia Massimo che Alberico, avete la mia stima. Ma Calvi non merita tanta dedizione.” Anonimo dal blog.

Caro amico, pur ringraziandoti dell’apprezzamento, debbo dirti che non sono d’accordo con te.

Calvi Risorta merita questo ed altro.

Te lo dice uno che non è nato qui, ma che qui si è ritrovato, vi ha trovato la finalità ultima, forse idealizzandola, ma non per questo meno concreta e reale.

Calvi è e resta un sogno, un sogno sognato fin da bambino quando i miei mi portavano dai nonni a trascorrere lunghe ed estenuanti estate.

Di allora ricordo giornate caldissime ed intense, panorami di luce abbacinante, il ritrovarsi la sera davanti ai bar a parlare di tutto e di niente.

Calvi merita questo ed altro.

Ricordo compagni di giochi che cambiavano anno dopo anno e a me, stupito, che chiedevo le ragioni di quella mancanza rispondevano:” E’ andato in Canada, in Inghilterra, in America.”

Non potevo capire, allora, i motivi di tale distacco, che avvertivo comunque lacerante anche per me, che in fondo ero estraneo.

Calvi merita questo ed altro.

Se non altro per avermi fatto comprendere l’intensità di una vita fatta di lavoro e di abbandoni, di rimpianti e di dolore.

Nel tempo ho maturato l’idea che quelli che sono rimasti sono stati forse più coraggiosi di quelli che hanno cercato fortuna lontano.

Per questa intima convinzione resto anch’io indissolubilmente legato a questa terra, cercando, in quello che posso, di aiutare a farla crescere.

Perché questa è la terra che amo, di cui mi sento figlio.

Certo, la situazione è sicuramente migliorabile.

Ma se cominciamo ad andarcene anche noi quale speranza di riscatto spetterà ad essa?

Diceva Plutarco, il famoso scrittore greco, a chi gli chiedeva perché non si fosse trasferito ad Atene invece di continuare a vivere a Cheronea, piccolo e sperduto villaggio della Grecia:” Perché se me ne andassi anch’io, nessuno si ricorderebbe più di Cheronea!”

Sapete quale è il mio sogno?

Che i tanti Plutarco caleni sparsi ormai in tutto il mondo trovino un giorno la possibilità reale di tornare qui, a rendere grande questa terra con il loro intelletto e la loro cultura.

Sta a noi tutti creare questi presupposti.

lunedì 11 gennaio 2010

UNA SCUOLA DI POLITICA SUL TERRITORIO

In questo periodo di festa sono vistosamente emerse tutte le divisioni e le contrapposizioni che esistono nella nostra cittadina.

Le due Pro Loco uscite entrambe con un programma proprio, le due orchestre, entrambe degne di attenzione e di nota, che hanno svolto un programma diverso se pur negli stessi siti.

E così le bande di musica.

Ci si è messo anche Caparco a privilegiare gente venuta a fare teatro da fuori, penalizzando i nostri compaesani, in nome di una non ben definita visione moralistica che poco ha di moralistico e molto di ripicca personale.

E appresso a questi fenomeni, la solita moltitudine di gente che appartiene a questo o a quell’altro filone.

Questa diversità, o meglio questo dualismo esasperato, più che generare ricchezza di espressione, emulazione, voglia di migliorarsi, indica senza alcun dubbio una situazione lacerante all’interno del paese, appositamente voluta dalla classe politica che ci rappresenta.

E poiché sappiamo chi ci ha rappresentato negli ultimi venti anni, siamo anche in condizione di potere addebitare responsabilità precise sia a Zacchia che a Caparco.

Questo sistema di mettere gli uni contro gli altri è un gioco che ha contribuito, da anni, all’affermazione di famiglie determinate, che votano compatte per il proprio rappresentante dandogli forza e potere.

E’ un gioco al massacro che non porta nulla né conduce ad alcun obiettivo e dove il potere è cercato per se stesso e non per i risultati pratici che dovrebbe a sua volta generare.

Provate a ricordare quali sono i progetti portati avanti nell’interesse comune da venti anni a questa parte.

Provate a ricordare quali sono i programmi di sviluppo elaborati per il bene del paese.

Non ce ne sono, né ce ne sono stati in passato proprio per la cronica incapacità di farlo e soprattutto, beninteso, per la mancanza di volontà di proporli.

Si va avanti, come oggi, con la normale manutenzione dei problemi quotidiani, affrontandoli man mano che sorgono senza pensare a qualcosa di diverso e più grande.

E’ come la classica massaia che spolvera la casa mettendo la polvere sotto il tappeto.

Mai, come in questo periodo, si sente la mancanza di una nuova classe politica, preparata a governare anche, solo se non altro, dal punto di vista puramente amministrativo.

Oggi non è più il tempo della Corrida, con dilettanti allo sbaraglio su terreni così delicati e difficili.

Ci vuole una scuola, alla quale debbono partecipare i giovani che vogliono mettersi in politica.

Un vecchio progetto, recentemente spolverato, parlava appunto di questo.

Chissà che non vada finalmente in porto.

Una scuola aperta a tutti, anche a coloro che sono anziani di politica praticata.

“Non è mai troppo tardi” recitava il titolo di una fortunata trasmissione televisiva che insegnava a scrivere a tanti italiani allora analfabeti.

Chissà che questa nuova scuola non serva a cancellare in qualche misura il grosso analfabetismo politico che ci circonda.

domenica 3 gennaio 2010

2010: ISTRUZIONI PER L’USO

Come ogni fine d’anno si scatenano sui mass media i consigli di tanti presunti esperti che ci dicono tutto, ma proprio tutto, su quello che andrà fatto nell’anno nuovo per conquistare successo, visibilità, soldi, amore, fortuna.

Consigli a guardar bene rivolti esclusivamente al nostro io, a quella formidabile leva di marketing che costituisce l’individualismo di ognuno di noi.

Il successo deve essere tutto e solo per me, e così la visibilità, i soldi, la fortuna.

L’amore investe sicuramente una sfera privata, ma non viene necessariamente prima delle altre cose.

Tutto ciò in realtà non fa che allontanarci da ciò che invece può dare le soddisfazioni maggiori al nostro animo come la condivisione con gli altri e la solidarietà, parola che spolveriamo solo quando avvengono traumi collettivi che suscitano emozioni particolari..

E allora?

E allora proviamo un po’ tutti a vivere questo 2010 in maniera diversa a cominciare dai nostri politici che invece di cercare di spegnere i continui fuochi delle polemiche li alimentano con atteggiamenti arroganti e prepotenti.

Non c’è peggiore atto di debolezza per coloro che governano che ricorrere alla forza della quale si trovano momentaneamente a disporre.

I proclami si facciano per quello che si ha intenzione di fare, non per quello che è stato e che tutti conosciamo benissimo.

Si dia forza e valore alle associazioni esistenti sul territorio, aiutandole magari a crescere, senza scontri frontali che accentuano e riportano in superficie un carattere maramaldesco già conosciuto.

Nel nostro piccolo, Calvi Risorta può esprimere diverse eccellenze in vari campi dell’associazionismo volontario.

Sfruttiamole tutte, dando loro attenzione e valore a prescindere se i loro componenti ci hanno votato o meno.

E proviamo a giovarci anche dell’aiuto delle opposizioni, o per lo meno di quella parte della stessa che è disposta a collaborare seriamente e con cognizione di causa.

Solo così, con le forze congiunte, riusciremo forse a dare un senso diverso alla vita del nostro paese, in una politica di condivisione e di collaborazione, piuttosto che di contrapposizione e di dispetti.

Diversamente, questa amministrazione non sarà diversa da quelle che l’hanno immediatamente preceduta, ricalcandone metodi e risoluzioni discutibili, che come già ampiamente dimostrato non portano a nulla, al di là di strombazzamenti pubblicitari e di autocelebrazioni degne più di un regime totalitario che di gente coinvolta in una sana e robusta democrazia.

Ad Maiora !

domenica 27 dicembre 2009

BUON NATALE, SUL NOSTRO VECCHIO MONDO CHE MUORE, NASCA LA SPERANZA!

«Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.

Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.

Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali

e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce”, dovete partire dagli ultimi.

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.

I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora

vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.

E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

don Antonio Bello (N.d.R. “fu Vescovo di Molfetta”)».