C’ERA UNA VOLTA

Voglio raccontarvi una storia.
C’era una volta, tanto tempo fa, un giovane dottore al quale furono dati in cura gli abitanti di due cittadine: Calvi Risorta e Rocchetta e Croce.
Era l’epoca dei “medici condotti”, con territori veramente grandi da controllare, che i neo laureati coprivano sorretti solo dalla voglia di dare e dall’entusiasmo della loro grande passione.
Lo vedevi in giro a tutte le ore del giorno e della notte e lo sentivi arrivare in sella al suo “motom”, che gli consentiva per quanto possibile una certa velocità di spostamento.
Se l’ammalato era della frazione di Croce, lasciato il mezzo il viaggio proseguiva a dorso di mulo, giorno o notte che fosse, sull’unica, impervia mulattiera che univa l’antico borgo all’abitato di Rocchetta.
Non essendoci i telefoni, coloro che si trovavano nei dintorni dell’ammalato di turno, ne approfittavano per rappresentare allo stesso i propri malanni o quelli di genitori o di parenti.
E quella che doveva essere solo una visita, si allargava a volte a dismisura nel tempo e nella professionalità profusa.
Discreto, di poche parole, non mancava però mai di confortare, di consigliare, di cercare di mettere pace tra parenti, di svolgere anche la parte di confessore quando si recava, per il suo ruolo, a prendere le ultime volontà di un paziente, unendo così la cura dell’animo a quella del corpo.
In occasione del settimo della sua scomparsa, la Chiesa di Petrulo era piena di tanti dei suoi pazienti, ormai anziani anche loro, che da Calvi e Rocchetta non hanno voluto far mancare il loro ultimo saluto all’amico, al fratello, al dottore Ernesto Zacchia.

Commenti

  1. Grazie per averlo voluto ricordare. Mi unisco a te e a tutti i radioamatori che lo hanno stimato e hanno condiviso con lui tantissimi momenti sereni, trovando in lui un amico, un fratello, un padre.
    Peppino De Lucia

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