Così si esprime Brunetta e a ben guardare non ha forse tutti i torti.
L’intento non è certo quello di demonizzare il meridione e i meridionali, anzi. Ma è quello di mettere in evidenza che da noi esiste un sistema malato e in rapido peggioramento, individuato come “un cancro sociale e culturale, un cancro etico, dove lo Stato non c’è, non c’è la politica, non c’è la società.”
Questo stato di cose alligna nell’animo di coloro che abitano e vivono a sud, è come una nemesi che permea di sé ogni cosa e fa sembrare inutile ogni sforzo di cambiamento.
Si aspetta per anni il posto fisso, si litiga e ci si scanna per un posto di 300, 400 euro al mese, si cerca l’accattonaggio politico per cercare di lucrare qualcosa spesso a spese di chi ne ha più diritto.
E’ una lotta di sopravvivenza la cui sorte non è demandata a noi stessi, ma ad altri, quelli che possono e debbono fare qualcosa per noi.
Non c’è impegno personale alla crescita, allo sviluppo, alla creazione di sbocchi lavorativi propri, certo più impegnativi e duri, ma sicuramente più densi di soddisfazione.
C’è questo vivere alla giornata, spesso in maniera illegale, trascinando la stessa senza la minima voglia di cambiarla.
E’ inutile allora indignarsi a certe affermazioni che colgono nel segno.
E che dire se ci definiscono un popolo di fannulloni, di clientele, di maneggioni e di opportunisti della peggiore specie? Guidato politicamente da gente che viene dallo stesso substrato e che ha le stesse connotazioni.
Non a caso infatti “Il valore di uno stato, a lungo andare, è il valore degli individui che lo compongono.”
E’ inutile offendersi, cerchiamo solo di cambiare. Speriamo di averne ancora la possibilità.
La voglia sembra ben poca.
