ANCORA SULLA PISCINA

Noto con piacere che qualcuno la pensa come me e cioè che avere una piscina a Calvi dovrebbe per tutti rappresentare come un fiore all’occhiello.
Ma non ho intenzione di fare polemiche inutili.
Debbo però rispondere a tanti che mi hanno chiesto se ce l’avevo con i Quattro dell’Ave Maria.
Assolutamente no. Anzi.
Nicola D’Onofrio lo conosco da qand’era bambino e stava a vedere le partite quando, di domenica, con alcuni amici venivo a giocare, da Roma, nella mitica Moccia Calvi, retta allora da Andreino, papà di Nicola e da Alessandro Fattore, amico al quale torno spesso con ricordi pieni di nostalgia e immutato affetto.
Casto è figlio di Salvatore Geremia, al quale mi lega un’ottima amicizia. L’ho visto adolescente e ora lo ammiro avvocato e già felicemente convolato a nozze.
Conosco meno Massimo Taffuri, ma in alcune occasioni ho avuto modo di apprezzarne le doti umane e professionali. Conosco poco anche il dr. Marrocco, ma quel poco mi vale a confermare nei suoi confronti sentimenti di riconoscenza dovuti alla sua disponibilità a presenziare, in qualità di medico, sulla panchina del Cales Sporting Club, evitandoci parecchie multe.
Mi chiedo anche come faccia un’amministrazione a fare a meno di simili, valenti e colti personaggi, senza ovviamente nulla togliere a coloro che attualmente ne fanno parte (è meglio precisare onde evitare ulteriori polemiche).
Confermo però che non mi piace una politica che va avanti a forza di denunce e di querele reciproche, ma questo è un modo di pensare del tutto personale.
In quanto alla piscina e al suo uso, rispondendo all’amico che si ostina a cercare di convincermi che la ditta appaltatrice è colpevole e da condannare, rispondo con un esempio.
Chi di voi entrando in un ristorante, che ha fama di servire roba buona, chiede al ristoratore prima di sedersi di mostrargli la licenza comunale, il permesso dell’Asl e il certificato sanitario dei camerieri? Nessuno, penso, proprio perché si pensa che a monte ci sia qualcuno addetto a tali controlli. Per cui, se il ristorante è aperto, bisogna presumere che lo stesso sia in regola con le norme. E che lo rimanga fino a prova contraria o a chiusura dello stesso.
In merito penso comunque che la migliore chiusura di questa discussione sia rappresentata dalla lettera di Marco Martino, sintomatica di un modo di pensare che dovrebbe guidarci tutti nelle nostre decisioni. Al riguardo cito il commento di Sancho a detta lettera: “C’era bisogno di una parola illuminante e “alta”, che ci riportasse al senso vero delle cose e del discutere. La politica, quella vera, è altro da parossismi denuncianti e querele piccate!”

Commenti

  1. Caro Massimo,
    le tue considerazioni mi lasciano un pò meravigliato, mi sembra quasi di vedere quel bambino che, dopo essersi divorato la sera tutto il vasetto di marmellata, svegliandosi al mattino si meraviglia che il vasetto sia vuoto. Certo quando andiamo al ristorante non chiediamo al titolare se è in possesso della licenza, solo perchè questo non è il nostro compito, ma, fortunatamente, dico, ce qualcuno all'uopo incaricato che ha l'obbligo di verificare non solo se quel ristoratore è in possesso di licenza, ma anche se rispetta le norme igieniche, le norme sulla sicurezza e tutte quelle disposizioni che garantiscono un servizio pubblico sicuro ed efficiente. Certo se quel ristorante, dove avevo mangiato divinamente, lo fanno chiudere per un mese avendo accertato che non rispetta le norme sulla sicurezza (per esempio), se da una parte ne sono dispiaciuto per motivi di gola, dall'altra ne sono contentissino, perchè quell'intervento forse è valso ad evitare qualche bruttissima conseguenza. Ed allora, caro Massimo, lasciamo fare la politica ed il controllore a chi deve far politica e deve controllare, meravigliandoci meno quando i veri obiettivi non sono il pubblico interesse ma la tasca del singolo.
    Andrea

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  2. E qui il punto, caro andrea,quando dici "lasciamo fare alla politica": questo modo di fare politica francamente mi lascia perplesso, ed è un eufemismo!
    Credo ci sia necessità di un dibattito più serio e meno isterico, che parli di fatti e non per denunce e che guardi al bene di tutti e non alla visibilità personale.
    Ed allora ben venga anche l'ottica di Massimo, che è un'ottica prettamente utilitaristica,un modo di vedere le cose dalla parte del cittadino, dalla parte di chi vuole un servizio, che non è necessariamente il controllore dello stesso.

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  3. Ok, caro Sancho, l'ottica di Massimo mi sta bene fino a quando la politica del palazzo, sia di maggioranza che di opposizione, si mantiene nell'alveo della regolarità amministrativa ed istituzionale: fin quando, cioè, ogni provvedimento, sia esso giusto che sbagliato politicamente, ritentri comunque tra le legittime e lecite manifestazioni di volontà dell'ente pubblico. Quando, però, la politica diventa arroganza, prevaricazione, strafottenza e violazione della legge, allora non ci sto più. Che ben vengano denunzie ed ogni altro che possa riportare il tutto nei canali della legalità. Poi chi ha sbagliato si assume le proprie responsabilità e ne risponderà personalmente. A noi cittadini interessa che ogni atto, ogni azione, ogni piccolo movimento che compie un amministratore comunale sia lecito e soprattutto sia destinato all'interesse supremo dei cittadini, togliendosi dalla testa che i voti raccattati siano diventati proprietà privata di chi li ha avuti e che si possa fare ciò che si vuole, pensando che il popolo sia formato da tante capre.
    Andrea

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