Caro Anonimo, così non va

Un Anonimo ha lasciato un commento sul post "Com’ è difficile comunicare!":

SE MARCO E' COME IL PAPA' DIO CE NE SCAMPI E LIBERI.CI HA REGALATO ZACCHIA DEL QUALE LUI DOVEVA ESSERE IL GARANTE E INVECE APPARE SOLO QUANDO C'è QUALCOSA CHE LO INTERESSA.IL GIORNO DELLE PRIMARIE ERA LI IN PRIMA FILA E NON PER IL PARTITO DEMOCRATICO.MARCO RESTA A ROMA

Il commento di cui sopra meritava la citazione in prima pagina, per l’insipienza che lo anima, il pressapochismo, i luoghi comuni e la sciatteria morale che sottende e che vale ad esprimere purtroppo, più di ogni altra considerazione, lo stato culturale in cui siamo immersi.
Un qualunquismo becero, fatto di considerazioni che mirano unicamente a screditare tutto e tutti, che non si sofferma a valutare minimamente quello che di buono i giovani, tutti i giovani possono apportare, a prescindere dalla loro estrazione, dalla loro provenienza e dalla stupidità o meno dei padri che hanno.
Quel “Marco. Resta a Roma!” la dice tutta sui pregiudizi e l’arrogamza di questo giudice di uomini e fustigatore di costumi, che esercita il suo alto mandato standose ben nascosto in un tranquillo anonimato.
Personalmente sono convinto che magari potessimo avere a disposizione qui in paese giovani della levatura di Marco, o di Gigino Sarto o di tanti altri che, vivendo fuori, andranno a fare culturalmente grandi i siti dove attualmente risiedono.
A noi costoro hanno lasciato solo le mezze cartucce e i poveri di spirito come l’anonimo in questione.

Commenti

  1. Caro Massimo, lasciando a se stessi questi anonimi ignoranti (perchè, di fatto, ignorano molte cose...) ti lascio alcune considerazioni spicciole che volevo sottoporti.

    I FUCILI A PALLETTONI E LA SCOPA DI NICOLINA

    (mi piace intitolare i miei pensieri, quasi come Blaise Pascal, perdonerete questo vezzo intellettuale!)

    Da un po' volevo chiederti, caro Massimo, cosa pensassi dell'autovelox impallinato che fa mostra di sè sulla casilina e che ancora (ancora?) scruta e sanziona i malcapitati automobilisti. Io credo che questo gesto, prendere a pallettoni una macchinetta autovelox, gesto mai sufficientemente esecrato, esprima bene il retaggio culturale del paese in cui viviamo. Di fronte all'ingiustizia (si badi bene, presunta ingiustizia), si sceglie la strada della doppietta e non quella del dialogo civile o della protesta civile.
    Va bene che il discorso dell'autovelox è contrastato, va bene anche che si sospettano irregolarità (ah "presunzione di innocenza", ormia obliato termine...), va bene tutto, ma decenni di lotte civili, di manifestazioni e battaglie contro le ingiustizie e per i diritti sembrano, con questo gesto, non essere più patrimonio condiviso. Le schioppettate non sono una risposta, perchè la risposta implica una sorta di dialogo, sono solo uno sfogo da frustrati, una non-risposta da in-civili. Forse questa è l'ennesima prova di come la parola camorra non indichi solo un'organizzazione a delinquere ma rappresenti uno stile di vita, un modo di comunicare (o meglio, non comunicare) e di relazionarsi ed interagire radicato profondamente nel nostro ambiente. Mentre riflettevo cupo su queste cose, Domenica mattina, percorrendo la strada del cimitero, mi imbatto in un gruppo di persone intente a ripulire i bordi della strada che porta sulla casilina. Tra queste riconosco l'amica Nicolina Migliozzi, che con scopa in mano è intenta a raccogliere innumerevoli schifezze depositate sui bordi della via. Assieme a lei tante persone e tanti giovani mi hanno dimostrato che forse Calvi ha ancora di che sperare, e di che rispondere a chi intraprende la strada della doppietta.

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